Ultimo aggiornamento lunedi 23.07.2008 ore 16.50
CRONACA

Microblogging: virtù, servizi e sviluppi


Di Marina Rossi
25/03/2008 - 08:51

Intervista a Tommaso Sorchiotti, esperto italiano dei blog in forma ridotta e dintorni. Un approfondimento per capire cosa sta accadendo al web e alle comunicazioni interpersonali.

Quando il blog incontra gli sms, nasce una nuova forma di comunicazione: il microblogging. Da Twitter a Tumblr, si stanno sviluppando molte applicazioni che inviano, in modo semplice, dei brevi messaggi destinati a più persone, contemporaneamente. Il blog si fa piccolo piccolo e inventa nuovi stili di vita. Ce ne parla Tommaso Sorchiotti, esperto e attento osservatore del fenomeno microblogging in Italia e gestore di Microblogging.it.

Cos’è il microblogging?

È un nuovo strumento che porta nuove logiche e nuovi linguaggi alla comunicazione molti a molti. È semplice, immediato, veramente alla portata di tutti. La novità fondamentale, al di là di regole e modalità d’uso, è che permette di rimanere in contatto con i propri amici con una regolarità e una intimità alle quali non avresti mai avuto accesso. Questa è la vera innovazione che sta cambiando le abitudini di comportamento. Tutto ciò con una tecnologia quasi invisibile.

Twitter è la più diffusa applicazione di microblogging, ma quali sono le ragioni che l’hanno portata a essere così diffusa?
A mio avviso la semplicità del servizio e l’apertura delle Api che ha permesso a fan e sviluppatori di creare da zero nuove e interessanti applicazioni. In questa maniera non solo gli utenti hanno trovato molti modi per utilizzare Twitter, ma è aumentato il passaparola tra amici e conoscenti. Oggi la community di Twitter è il suo punto di forza: ad aprile TwitDir, servizio di directory di tutti i profili, segnalerà di certo più di 1 milione di account creati.

Quali sono i servizi più interessanti al momento?
Tecnicamente non ci sono stati grossi passi avanti negli ultimi mesi. Credo che al momento la tendenza degli ultimi arrivati sia quella di creare un servizio specifico concentrato attorno a un determinato oggetto sociale. Per esempio un’applicazione che mi permette di concentrare le discussioni attorno alle mie attività, i miei hobby, i miei ristoranti preferiti. D’altronde rimanere in contatto con i propri amici richiede un investimento di tempo notevole, per cui la maggior parte delle volte si tratta di community di dimensioni ridotte. Inoltre sul microblogging ci sono ottime risposte italiane: Hictu, un servizio concentrato sui video, Beemood, rivolto ad un pubblico più giovane e Meemi, che a suo modo cerca di staccarsi dalla formula classica del microblogging. Da ultimo è arrivato Altomic, servizio che sta crescendo parecchio, che propone una video-comunicazione semplice e intuitiva.

Il microblogging può trovare spazio in campi specifici come aziende e università?
Fino ad ora il microblogging non ha preso il via in queste realtà perché non esiste ufficialmente un prodotto ad hoc: se andiamo a vedere nel dettaglio tra i vari servizi esistenti, nessuno ha una vera “vocazione enterprise”, nel senso che nessuno nasce per venire incontro a esigenze specifiche di gruppi di lavoro. Per cui aziende e istituzioni stanno cercando di sfruttare i servizi esistenti, sperimentandone l’utilità. Tuttavia è solo una questione di tempo. Ci sono grandi aziende che si stanno rendendo conto di come il microblogging ha più di una ragione di esistere all’interno delle comunità professionali. E si stanno muovendo di conseguenza. Personalmente ho avuto modo di provare due servizi, Twitter e Pownce , all’interno di un’azienda che seguo. E i risultati sono stati notevoli in termini di utilità e produttività.

Il social network Facebook, oltre a offrire l’integrazione con Twitter, presenta tutte le attività online dei propri amici sotto forma di brevi messaggi di testo, una sorta di microblogging automatizzato. Si tratta di una naturale evoluzione del microblogging?
Il flusso delle attività di un individuo è chiamato lifestream. Il termine, che sta diventando sempre più popolare, indica un servizio o una applicazione capace di aggregare le varie attività di una persona in rete e proporle in sequenza. Diventa possibile sapere che un nostro amico ha postato su più blog, salvato siti su delicious, segnalato notizie, ascoltato musica su Last.fm, caricato foto su Flickr e così via… tutto in un unico sito, presentato in maniera cronologica inversa, con le ultime novità in testa come avviene per i blog. Questo è il principio di Jaiku, Profilactic, Plaxo Pulse, e che oggi ritroviamo in nuovi servizi come FriendFeed e SocialThing! Personalmente non lo ritengo un’evoluzione quanto piuttosto un complemento al microblogging.

Dal microblogging alla presenza: grazie alla geolocalizzazione si può inviare un messaggio in automatico a tutti gli amici che sono in zona. Se e quando si arriverà a simili applicazioni per il microblogging?
In realtà la prospettiva della location awareness è attuale e l’ha concretizzata Jaiku. Il servizio ha realizzato un client per il sistema operativo mobile Symbian che, installato sul cellulare, inviava assieme al messaggio anche delle informazioni relative alla posizione geografica, attraverso una triangolazione delle celle gsm. Di fatto poi Jaiku utilizzava queste informazioni per proporle a tutti e non ha mai implementato una serie di livelli di prossimità, per cui certe informazioni arrivavano solo ai contatti potenzialmente interessati, ossia quelli vicini al mittente. Purtroppo è diverso tempo che il sito è fermo e non propone novità. Anche se ci sono rumors che accennano a un progetto di context awareness in collaborazione con gli sviluppatori di Google.


(March 25, 2008)

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